Borin Stormhammer

Nano Warden

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Bio:

Skrunk e Borin Stormhammer, o meglio – Martello ed Incudine.
Cosi’ ci chiamano i nostri compagni, anche se dovrei dire chiamavano, visto che di quel tempo non e’ rimasta che una macchia nella memoria che non vuole andare via.

Sin da quanto eravamo ragazzini, giocando nei boschi accanto a Forgil (nostro villaggio natale), capimmo che il nostro destino sarebbe stato quello di divenire soldati. Eravamo simili, Skrunk ed io, la stessa passione per le armi, la stessa robusta corporatura, la stessa indole testarda.
Anche se lui era piu’ giovane, vedevo in lui le stesse cose che caratterizzavano me.

Durante una delle nostre continue incursioni nei boschi, sempre piu’ in profondita’ man mano che acquisivamo sicurezza e fiducia nella nostra forza, incontrammo Thorval, e quello fu un incontro che ci
cambio’ la vita.

Thorval era stato uno di noi, nano come noi ed uno di Forgil per intenderci. Ora era un emarginato, o, come si definiva lui, un “eremita solitario”.

Ci spiego’ che la Vita, con la “V” maiuscola, non puo’ essere realmente percepita in quegli agglomerati di edifici che chiamiamo villaggi o citta’, che per respirare la Natura occorreva farne parte, e infine che tutto’ cio’ che ci circonda, in barba a dei o sovrani, possiede una propria anima.
Trovammo bizzarre (ed un po’ blasfeme) queste sue dichiarazioni, ma fu sufficiente per incuriosirci e convincerci a tornare a trovarlo nei mesi successivi.

Thorval ci prese in simpatia, e decise di renderci partecipi della sua arte. Ci spiego’ col tempo come attingere alle anime della natura, come entrare in contatto con la nostra, e come fonderle e domarle per poterle utilizzare.

Mio fratello fu molto piu’ rapido di me in questo. Gia’ dopo qualche settimana aveva trovato uno spirito affine, e riusci’ a manifestarlo dentro di se’ con una naturalezza che trovai sorprendente – e che mi rese, non lo nego, invidioso.

Tuttavia, questa sua intuizione era stata tanto rapida quanto incontrollata. Non era stato infatti lui a imbrigliare lo spirito, ma lo spirito a imbrigliare mio fratello – o meglio, dal caos che successe quella prima volta, mi parve che stessero litigando tra loro.
La furia che gli vidi in volto non la dimentichero’ mai. Era primordiale, a briglie sciolte, come quella di una cascata o di una frana.

Io ci misi di piu’, ma la mia indole era sempre stata piu’ calma e non avevo mai brillato per intuizione. Quando entrai in contatto con il mio primo spirito fu una cosa molto piu’ tranquilla, ci fu una sorta di rispetto reciproco, e compresi subito che quella sarebbe stata la mia via.

Thorval ci disse che tutte queste nozioni avrebbero dovuto essere nostre e solo nostro, che avremmo dovuto portale dentro di noi senza usarle per scopi personali, ma unicamente per difendere noi stessi o la natura che ci circondava. Trovammo quei pensieri pacifisti piuttosto fuori luogo in un’epoca cosi’ travagliata come la nostra, ma accettamo di buon grado queste sue restrizioni.

In fondo, pensammo, Forgil era sempre stato un posto tranquillo.

La guerra non tardo’ ad arrivare.

Pur non potendo usare, come promesso a Thorval, queste nostre nuove conoscenze, questo non ci impedi’ di arruolarci immediatamente nella milizia per la difesa delle nostre terre.
Non nego che io e Skrunk fossimo veramente eccitati e ansiosi di poter finalmente mettere alla prova i nostri animi battaglieri (ansiosi come potevano essere solamente due stolti giovani che ignorano la ferocia della guerra), per cui vedemmo in questo conflitto piu’ stimoli che paure.

Quel che successe durante le numerose battaglie e’ storia che non riguarda piu’ di tanto questo racconto. Fu in quei giorni che ci guadagnammo il nostro soprannome “Martello ed Incudine”, e fu in quei giorni che conoscemmo la morte e imparammo a camminare a braccetto con lei.

Avremo dovuto capire che presto o tardi la nera signora avrebbe varcato i confini del campo di battaglia per giungere alle porte delle nostre case.

I nemici erano troppi, troppo forti oltre che in sovrannumero. Non potevamo vincere, e Forgil sarebbe stata rasa al suolo.

Qualche famiglia, tra quelle della nostra gente, cerco’ di fuggire.
Codardi, come ci aspettavamo – abbandonare invece di lottare.
Quello che ci pugnalo’ fu che tra questi conigli ci fosse anche nostro padre.

Cercammo di convincerlo a restare e resistere assieme a noi, ma il tentativo fu vano. Se ne ando’, portandosi dietro nostra madre e nostro fratello minore, ignorando le nostre voci e lasciandoci soli sotto gli sguardi accusatori dei nostri compagni in arme.
Solo nostra sorella, Jerva, ebbe il coraggio di restare, ma non fu sufficiente ad evitare che la la nostra famiglia venisse marchiata come codarda e traditrice.

La battaglia che segui’ fu tremenda ed estenuante. Lottammo con tutte le nostre forze, e ogni palmo di terra che gli invasori conquistavano veniva pagato con fiumi di sangue.
Nella disperazione della lotta, io e mio fratello realizzammo che Thorval, nel suo eremitaggio, non aveva mai dovuto affrontare simili avversari, anche lui codardo come la nostra famiglia non era intervenuto ne’ aveva messo i suoi poteri a difesa della nostra gente.
Decidemmo di usare gli spiriti per la nostra lotta, contrariamente agli insegnamenti ricevuti, e realizzammo che forse quello che Thorval non aveva mai capito: la naturale legge del piu’ forte.

Ma nonostante questo, la battaglia sembro’ volgere al peggio. Non bastavano le nostre truppe, non bastavano due giovani, per quanto forti e coraggiosi, per opporsi ad una simile potenza.

Beffardo come sempre, il destino si rifiuto’ di darci la morte in battaglia.

Con quell’attimo di ritardo che si confa’ ai gloriosi salvatori, arrivarono i rinforzi dal sud. Troppo tardi, per quanto mi riguarda, ma in tempo per debellare gli assalitori e salvare Forgil, o quel che ne restava, almeno.

La nostra casa rimase intatta, come molte altre, ed esattamente come molte altre rimase altresi’ svuotata delle vite che l’abitavano prima.

Non ebbi nemmeno il tempo di versare una lacrima. Il fuoco della rabbia, della vergogna e della vendetta stava divampando cosi’ violentemente dentro di me da non darmi nemmeno la possibilita’ di scegliere cosa avrei dovuto fare – e mi basto’ uno sguardo per capire che in Skrunk divampavano le stesse emozioni.

Partiremo, dissi, e porteremo nuovamente la gloria al nome degli Stormhammer.
Troveremo gli assalitori, e li uccideremo ad uno ad uno. Porteremo via le loro vite, cosi’ come loro hanno portato via la nostra.

Jerva, nostra sorella, tento’ di fermarci. Il suo era un tentativo disperato, fatto perlopiu’ di suppliche e preghiere che non sembravano nemmeno arrivare alle nostre orecchie.
Skrunk non la udi’ nemmeno. Vidi l’ira crescere dentro di lui come ormai avevo imparato a riconoscere e, stufo di queste futili discussioni, lasciai che perdesse il controllo perche’ ponesse fine, con la forza se necessario, alle proteste.

Fu un errore, ed oggi ancora un angolo della mia coscienza se ne pente. Skrunk, animato ormai perlopiu’ dai bestiali spiriti che aveva imparato a risvegliare, colpi’ con forza nostra sorella con un manrovescio. Troppa forza. Quella che di solito riservava ai suoi avversari in battaglia.

Jerva volo’ letteralmente in aria, e cadendo si fratturo’ la testa.
Rimasi per qualche secondo a guardare la macchia di sangue che andava allargandosi sul pavimento, rendendomi conto a poco a poco di quello che era successo. Un pensiero freddo come la morte mi stava paralizzando, e non riuscivo a reagire.

Mio fratello, che era sul punto di infierire su Jerva, si fermo’, e forse fu proprio in quel momento che apprese come controllare e domare gli spiriti che alimentavano la fiamma della sua ira.
Si fermo’, il suo sguardo cambio’ e divenne lo sguardo che sapevo essere di Skrunk, e cadde in ginocchio, tremante.

Non so di preciso cosa successe dopo. La confusione e’ decisamente troppa. So che decisi che non sarei mai stato debole come lo era stata la nostra famiglia, che non avrei permesso a nessuno di nuocere a mio
fratello, ed insieme lasciammo la nostra casa per sempre, senza voltarci indietro, senza nemmeno sapere se Jerva fosse effettivamente morta o meno.

La vigliaccheria e la debolezza ci avevano portato via il nostro nome, il nostro onore e la nostra famiglia.

Giurammo che guerra e forza ce li avrebbero restituiti.

Borin Stormhammer

A New Beginning sh0uzama